Deserto che si affaccia sul mare. Mare che lambisce le coste di una terra arida di confine. Un porto mercantile. Arica. Città del Norte Grande del Chile, capitale della provincia omonima e della regione di Arica y Parinacota. 
Il comune si estende su una superficie di 4799 km2, ha una popolazione di 185.268 abitanti, di cui 93.526 donne e 91.742 uomini. Si trova in leggera pendenza in un groviglio ordinato di case. Verso il mare. Verso il Porto. Non un porto qualunque, ma il porto più vicino al confine con la Bolivia.
202 km sperano Arica dal confine con la Bolivia. 202 km di montagne spoglie e nuvole. Dopo la vallata coltivata del fiume Lluta, la strada si arrampica sulla montagna. Sale. Un cerchio alla testa comincia a stringere. Strade asfaltate si alternano a strade sterrate. Altitudine 2000 m.
Nel 2017, l’80% del carico mercantile del Terminal Portuario de Arica era destinato o usciva dalla Bolivia per un volume di traffico di quasi 500 milioni di dollari. Dunque la città di Arica è una città molto importante per i commerci della Bolivia, obbligata all’utilizzo del porto per i suoi commerci internazionali. #marparabolivia è l’hashtag per la campagna del presidente boliviano Evo Morales, volta alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica cilena e internazionale per la ricerca di un accordo con il Cile per un accesso al mare della Bolivia. 
Nel 2011, aveva anche reclamato l’amministrazione del porto di Arica, controllato dal 2004 con un mandato trentennale da un consorzio di in imprese  privato, TPA composto da Inversiones Cosmo Ltda, Empresas Navieras S.A., Ransa Commercial S.A. e Sudamericanas Agencias Aerea y Maritma S.A..
 
Signore in abbigliamento tipico vendono origano e capi di lana a bordo strada, la Ruta Internacional Arica La Paz CH-11, nei pressi di Putre. Un villaggio quasi abbandonato, che fu un orgoglioso baluardo peruviano all’annessione cilena. Altitudine 3371m.
La storia è vecchia però. C’é una guerra di mezzo che risale al secolo scorso. La guerra del Pacifico (1879-1884), conosciuta anche come la guerra del salnitro che ha visto attori Peru e  Bolivia  antagonisti al Cile. Al termine della guerra il Peru perde la regione di Tarapacà, compresa la città di Arica, mentre la Bolivia perde il corridoio dell’Atacama, 120.000 km2, 400 km di costa e la città di Antofagasta. Il suo accesso al mare, ora territorio cileno. 25 anni dopo la guerra, viene firmato il trattato di Paz y Amistad tra Cile e Bolivia che oltre sancire gli attuali confini, riconosce alla Bolivia  il transito commerciale ed un ampio e perpetuo accesso al mare attraverso i porti cileni, in particolare attraverso quello di Arica. Per il Cile dunque il problema dell’accesso al mare della Bolivia non sussiste: vale il trattato del 1904.
La carettera internacional Arica-La Paz, prosegue. Sale ancora e perde l’asfalto quando entra nel parco nazionale Lauca. Altitudine 4000m. Aria rarefatta e pressione costante sulle tempie. Guidare in queste condizioni non è facile. Bisogna idratarsi. Infusi di foglie di coca aiutano a mitigare gli effetti dell’altitudine. Ovattata percezione. Sangue dal naso.
Ma La Paz non ci sta e vorrebbe liberarsi dalla dipendenza cilena per i suoi commerci al punto che nel 2011 il presidente boliviano porta la questione al tribunale internazionale dell’Aja sostenendo che alcuni punti del trattato del 1904 lascerebbero intendere ad una possibile trattativa per garantire un accesso al mare alla Bolivia. 
12 voti contrari e 3 favorevoli. Così si sono divisi i giudici sulla questione. Dunque non hanno riconosciuto alla Bolivia il diritto di obbligare il Cile ad una trattativa per negoziare un accesso al mare. 
Il problema della dipendenza dai porti cileni resta dunque una questione aperta per la Bolivia e per Evo Morales che ne ha fatto il suo cavallo di battaglia e che, ora, si appresta a presentarsi per la quarta volta alla guida del suo paese alle presidenziali del 2019. 
Il lago Chungará si apre alla vista. Alpaca e lama si aggirano in quella che sembra essere una stazione di servizio in cerca di cibo. Rottami che una volta aggredivano la montagna, ora giacciono inermi a bordo strada in attesa che il tempo li consumi, mentre il vulcano Parinacota veglia su di loro.
La Bolivia allo stato attuale non può far altro che aspettare una soluzione migliore che potrebbe arrivare dalla Cina: si chiama Corredor Ferroviario Bioceanico. Una linea ferroviaria che dal porto di Santos in Brasile arriverebbe fino al porto di Ilo in Peru. In questo modo il corridoio diventerebbe un canale di Panama su rotaia che permetterebbe alle navi asiatiche un risparmio sul viaggio di circa 30 giorni. 
In questa eventualità, il porto peruviano di Ilo diverrebbe uno dei più importanti terminal del sud America e Arica risentirebbe del dirottamento merci a favore del corredor bioceanico. Cosa succederà dunque al porto di Arica? Quali potrebbero essere le ripercussioni geopolitiche di un opera di tale portata? Ma questa è ancora un altra questione. 
La via prosegue e costeggia il lago, ormai solo più motrici che trasportano container si accingono a proseguire il cammino verso il confine. Verso la Bolivia. A trasportare merci. Altitudine 4500m. La Paz é ancora lontana 488 km. Un viaggio ai confini con il cielo. 

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